Print this page

Ripensare l'auditorium significa ripensare le opere pubbliche in funzione dei bisogni socioculturali dei fiesolani. Basta con gli scempi di piazze e colline commessi da piani attuativi di edilizia privata. Un piano urbanistico a consumo zero netto di suolo è una scelta importante e difficile, che non potrà essere portata avanti senza il consenso e la partecipazione della popolazione

24 gennaio 2014 a Fiesole, Hotel Aurora

Dopo un discorso introduttivo di Anna Ravoni, il candidato sindaco della Lista Cittadini per Fiesole, si sono susseguiti gli interventi dei numerosi cittadini convenuti. Dopo la prima mezz'ora è stato chiaro che la parte del leone per tutta la serata l'avrebbe fatta la "Questione Auditorium". Ma cosa potevamo aspettarci di diverso? Non rappresenta forse l'Auditorium il simbolo della politica sulle opere pubbliche portata avanti dalle ultime amministrazioni?

Un'opera inutile?
Il progetto dell'Auditorium fiesolano è partito nel 2003. Nel frattempo a Firenze è stato inaugurato Nuovo Teatro dell'Opera alla Cascine e la Scuola di Musica di Fiesole prevede di realizzare una nuova sala concerti. Alla luce di questi accadimenti è evidente che l'edificio fiesolano costituisce un inutile doppione di strutture realizzate altrove. E dunque i cittadini si chiedono se in fase di progettazione dell'opera fiesolana siano stati interpellati i comuni vicini e le istituzioni musicali presenti sul territorio metropolitano per sondarne le opinioni e i progetti, così da concertare la realizzazione di un'opera che potesse soddisfare esigenze comuni.

Un'opera troppo costosa?
I ribassi che vengono offerti nelle gare d'appalto fanno riflettere parecchio. Le condizioni descritte sottovalutano sempre la portata dei lavori, non mettono in evidenza problematiche geologiche o archeologiche, che poi vengono fuori in corso d'opera e fanno lievitare i costi.? Che l'Auditorium andasse in parte costruito sulla roccia non doveva emergere dalla perizia geologica a monte del progetto? O come per le varianti in corso d'opera di Piazza Mino e della Sala del Basolato, che lì passasse una delle principali falde acquifere di Fiesole, cosa conosciuta dalla maggioranza dei fiesolani, doveva essere o nel progetto iniziale? Recentemente abbiamo appreso che la Ditta che si è aggiudicata l'appalto per la nuova Direzione Lavori, lo ha fatto offrendo un ribasso del 69 per cento sulla base d'asta. Un tale ribasso può far sorgere dei dubbi sulla competenza dei tecnici che stendono i capitolati. Ma perché a Fiesole non si utilizza lo strumento del Concorso di idee con un budget progettuale prestabilito, come invece avviene all'estero e in tanti comuni italiani?

Ci vogliono assessori e tecnici competenti e onesti che usino i soldi pubblici con la stessa attenzione con cui userebbero i propri. Oggi dopo i milioni di euro spesi da Regione Toscana e Comune siamo alla fase finale: la stesura del capitolato per l'asta sugli arredi: probabile base d'asta 2.000.000 di euro. A molti sembra una cifra spropositata per gli arredi di un auditorium di ca. 300 posti. Una cifra esorbitante tenendo conto che contemporaneamente si taglia in altri settori e si portano alle massime aliquote i tributi comunali

C'è dunque chi chiede la sospensione delle decisioni e della spesa sull'auditorium, chi si preoccupa perché non diventi l'ennesimo scheletro abbandonato, chi dice che ormai va portato a termine pur ripensandone le funzioni.

Ripensare l'auditorium significa ripensare le opere pubbliche in funzione dei bisogni socioculturali dei fiesolani. Il nuovo piano strutturale, (quello attuale è del 1999 e non risponde alle mutate esigenze del territorio) si dovrà basare su dati certi, su bisogni reali e su progetti di comunità.

Qualche cittadino sottolinea come alla lentezza della realizzazioni delle opere pubbliche si contrapponga invece la velocità con cui vengono realizzate le opere dei privati. Un esempio per tutti la cosiddetta Area Menarini: dietro alle altissime barriere poste intorno al cantiere, variante dopo variante, si è costruito rapidamente un edificio più alto di quello previsto inizalmente sopra un'area archeologica longobarda fra le poche esistenti in Italia. Possibile che il perimetro dell'area archeologica si limiti al giardino/cortile interno e non prosegua sotto l'edificio Menarini? Il Comitato di cittadini fiesolani che ha chiesto più volte spiegazioni sulle motivazioni delle scelte effettuate con il consenso dell'Amministrazione e della Soprintendenza, riconosce oggi con amarezza di non essere riuscito ad ottenere alcuna risposta. Restano solo le vie legali: a tal fine è stata fatta richiesta di accesso a tutti gli atti riguardanti il cantiere, ma ci sono voluti ben 9 mesi per ottenere tutta la documentazione e nel frattempo l'edificazione ha proceduto a passi da gigante.

Le modalità che regolano l'accesso agli atti portano dunque alla ribalta le richieste di semplificazione delle pratiche e di maggiore trasparenza: attualmente il cittadino si trova suo malgrado davanti a un linguaggio troppo tecnico, alla mancanza di spiegazioni sulle ragioni di normative e regolamenti, alla necessità di ricorrere a geometri e architetti anche per presentare piccole pratiche.

Così spesso non si riescono a capire regole e codicilli, che vanno contro il buon senso. Viene citato a proposito il caso che riguarda gli edifici del centro storico fiesolano, la maggioranza dei quali risale a metà Ottocento: se ben si comprende la ragione dell'intoccabilità di facciate e elementi architettonici esterni, non altrettanto si può dire per il divieto opposto a ogni intervento di ristrutturazione degli interni. Oppure vengono fatte rimarcare le difficoltà che si trova davanti un ipotetico cittadino, che vuole dividere il suo appartamento troppo grande per darlo al figlio che mette su famiglia. Altro esempio: da una parte si parla del ruolo delle piccole aziende agricole per la salvaguardia del territorio, per la creazione di posti di lavoro e per la qualità del marchio fiesolano, dall'altra si negano i permessi per costruire i necessari ripari per i mezzi agricoli.

E lo stesso cittadino poi si trova davanti agli scempi di piazze e colline commessi da piani attuativi di edilizia privati con il consenso dell'Amministrazione. Si cita ad esempio l'AT Girone Alto
dove è stata distrutta la collina a valle di Bagazzano e Terenzano per l'edificazione di dodici ville bifamiliari, delle quali dopo sette anni di cantiere, si vedono oggi solo gli scheletri di cemento armato e si dispera sui tempi di effettiva realizzazione, visto che per ora (e quando mai?) non sembra per esse esistere un mercato. Si chiede in questi casi maggiore vigilanza da parte degli amministratori sul rispetto dei patti stabiliti inizialmente (opere di urbanizzazione).

Questi disastri non si devono più ripetere: è il caso dell'AT dell'Olmo, che sicuramente va ripensata rispetto ai bisogni abitativi e alla situazione economica di 10 anni fa. Il paesaggio è una delle principali ricchezze di Fiesole: è rinomato e attira visitatori da tutto il mondo, la sua tutela è imprescindibile e sarà essere elemento fondante di quello Statuto del territorio, che, secondo la nuova proposta di Legge regionale (Norme per il governo del territorio) costituirà l'"atto di riconoscimento identitario" della nostra comunità.

Anna Ravoni propone un piano urbanistico a consumo zero di suolo: senza "divorare" altro terreno, per creare nuovi spazi abitativi e anche produttivi, si potrebbero ad esempio incentivare la demolizione e ricostruzione a parità di volumi dei numerosi edifici fatiscenti esistenti. E una scelta difficile, che non può essere portata avanti senza il consenso della popolazione, ma finalmente si interromperebbe la logica che ha improntato l'urbanistica fiesolana degli ultimi trent'anni.

Dobbiamo essere consapevoli che la partecipazione dei cittadini, singoli o riuniti in associazioni, alle scelte urbanistiche richiede uno sforzo notevole e costante: su ciascuna delle questioni sollevate durante la serata sarà necessario prevedere una serie di incontri per arrivare a una decisione condivisa. Preliminare il reperimento e la pubblicazione di tutta la documentazione necessaria all'analisi e alla comprensione delle scelte effettuate negli anni passati. Per l'auditorium, ad esempio, solo una volta a conoscenza della storia del progetto, si potrà avviare una discussione seria sull'opportunità di andare avanti e sulla sua destinazione (centro di incontro per i giovani o per le associazioni, auditorium musicale, teatro, museo etc.etc.). E così si dovrebbe procedere per ogni altra scelta che abbia una ricaduta su tutto il territorio fiesolano e sul portafoglio di tutti i cittadini. Ecco che accanto all'urbanistica partecipata si menziona anche il bilancio partecipato: infatti la conoscenza e il coinvolgimento nel bilancio fiesolano sarà imprescindibile per potersi orientare in un senso o nell'altro e vedere le opere pubbliche e le scelte urbanistiche nel contesto generale delle spese e degli investimenti in tutti i settori. In questo cammino lungo e faticoso di condivisione potremo coivolgere la Fondazione Michelucci, di cui il Comune è socio, che risiede proprio a Fiesole e ha fra le sue principali attività quella di favorire la partecipazione dei cittadini alla pianificazione e gestione del territorio.

Related items